Olio di CBD e cancro

Negli ultimi anni, è stata posta molta attenzione sull’utilizzo medico/terapeutico della cannabis e sui suoi effetti. In molti hanno iniziato ad usare la cannabis terapeutica, per “curarsi” da varie malattie o per alleviare il dolore. Ma la cannabis terapeutica  funziona davvero? E in quali contesti si può farne uso? In questo articolo analizzeremo in particolare la relazione tra cannabis e la cura dei tumori.

Cannabis e oncologia

Si stima che in Italia vi siano 365.000 nuove diagnosi di tumore all’anno (esclusi i carcinomi della cute), ovvero circa un uomo su 2 e una donna su 3 si ammaleranno. Vi è una particolare attenzione riguardo questa malattia in quanto colpisce una parte molto ampia della popolazione. Vi sono infatti molte ricerche a riguardo per riuscire a trovare i migliori trattamenti possibili, non essendoci ad oggi una vera e propria cura. La chemioterapia ha fatto molta strada, ma può essere un trattamento molto rischioso in quanto vi sono molti effetti collaterali.

Con il termine cannabis terapeutica si intende un prodotto costituito da infiorescenze femminili non fecondate, essiccate e macinate, che contiene entrambi gli estratti naturali THC e CBD. La qualità prodotta dallo stabilimento fiorentino dovrebbe contenere tra iI 5% e l’8% di THC e tra il 7,5% ed il 12% di CBD. Questi sono usati principalmente per aiutare i pazienti con rigidità muscolare, dolore (neuropatico, oncologico), spasticità da Sclerosi Multipla, nausea e vomito in chemioterapia, stimolazione dell’appetito nell’ AIDS o cancro o anoressia nervosa, sindrome di Tourette, glaucoma resistente. Inoltre viene usata per produrre cannabis sintetica, come nel caso del farmaco Marinolo, che è una preparazione che aiuta contro i dolori neuropatici.

Quando si parla di cannabis terapeutica in oncologia, viene principalmente utilizzata per alleviare gli effetti collaterali dovuti dalla chemioterapia. Studi medici mostrano che la cannabis può avere un effetto positivo ad esempio sulla nausea ed inappetenza. Tuttavia, ci sono anche effetti collaterali possi, come sbalzi d’umore, stanchezza e allucinazioni. La cannabis medica è una buona alternativa per coloro che non tollerano la morfina, poiché l’uso medico della cannabis agisce anche come analgesico.

Non è ancora chiaro quale effetto abbia la cannabis sul trattamento tradizionale del cancro. Non essere a conoscenza di tutte le conseguenze è uno dei motivi principali per cui in molti sono riluttanti a legalizzare la cannabis terapeutica in tutte le sue forme. È da poco che si è iniziato a studiare ed a condurre test clinici confrontando il trattamento con la cannabis terapeutica e quello con il farmaco tradizionale per combattere gli effetti collaterali derivanti dalla chemioterapia. Sono stati condotti alcuni cosiddetti “studi clinici randomizzati” in cui i pazienti ottengono l’uno o l’altro trattamento senza sapere quale, in modo da poter confrontare poi i risultati. Non è ancora stato stabilito che la cannabis terapeutica sia più efficace del trattamento tradizionale, ma è provato che si tratti di un’ottima alternativa per quei pazienti che non tollerano i farmaci tradizionali. Ci sono anche pazienti che sono resistenti agli effetti degli antidolorifici tradizionali come la morfina e la cannabis può quindi essere una buona soluzione.